Dicembre 2016

Le fonderie.

Non dovete immaginarvi gigantesche acciaierie con ciminiere, cumuli di carbone e centinaia o migliaia di operai. Anche in Myanmar esistono ma, oltre a quei giganteschi impianti, ce ne sono di più piccoli, alcuni minuscoli, che si occupano di quello in cui i birmani sono maestri. Il riciclo a chilometro zero. Rifondono barattoli, vecchi bulloni, pezzi di tubi, rubinetti, recuperati nel quartiere o poco più in là, per creare tombini, pentoloni per i monasteri, chiavi inglesi… Non si fa molta fatica ad entrare e a gironzolare tra crogioli, colate, stampi fatti in sabbia pressata… Le condizioni di lavoro sono davvero dure e le norme di sicurezza sono quanto di più lontano dalle nostre abitudini si possa trovare, ma la dimensione famigliare di quelle piccole imprese rende tutto un po’ più sopportabile. In infradito e a mani nude movimentano metallo fuso la cui luce si sostituisce al sole e alle lampadine, in turni massacranti e fumi per niente salubri, non rinunciano a qualche sigaretta, portata orgogliosamente all’orecchio e accesa, chiaramente, appoggiandola appena alla colata.

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